Basterebbe a motivare ampiamente il viaggio la grande area archeologica di Angkor, coi suoi templi strappati a fatica alla giungla, alcuni ancora inglobati nelle radici degli alberi tropicali, una fusione di architettura e vegetazione in un intreccio divenuto ormai inestricabile. 

Eppure il paese colpisce anche per altri aspetti. Quelli naturalistici, con le sue foreste galleggianti, i grandi fiumi e stagni e specchi d’acqua in cui fioriscono ninfee, gigli e fiori di loto, addirittura infestanti, gli alberi della gomma, il verde intenso delle piantagioni di banane e palme da cocco e quello più tenero delle risaie, il profilo lussureggiante delle montagne. 

Aspetti artistici, storici e culturali da cogliere soprattutto nei musei di Phnom Penh e quelli etnologici dei villaggi tribali di Ban Lung, dove ancora sono vivi e praticati rituali animisti. 

E per finire la sabbia bianca di Sihanoukville e delle sue isole, un momento di relax prima del ritorno a casa.

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